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Buone notizie per i milioni di turisti che si preparano a trascorrere le vacanze estive

sulle spiagge europee. Dal Mediterraneo al Baltico le acque di balneazione in

Europa sono sempre più pulite: nel 2008, in crescita sull’anno precedente, il 96%

delle spiagge ha rispettato i criteri minimi fissati dall’Europa e il 92% nel caso

di laghi, fiumi e bacini di acqua dolce. Il rapporto sulla situazione delle acque

di balneazione in Europa presentato con soddisfazione dal commissario europeo

all’ambiente Stavros Dimas e dal direttore dall’Agenzia per l’ambiente Jacqueline

McGlade, rileva una situazione tutta speciale per l’Italia.

Nel 2008 rispetto all’anno prima, infatti, i criteri di qualità delle acque in Italia

sono stati rispettati nel 92,8% delle spiagge (92,9% nel 2007), ma restavano

ancora 302 zone costiere off-limit per i bagnanti rispetto a oltre 4.900 rilevamenti.

Una situazione unica in Europa “anche se - spiega il direttore dell’Agenzia

per l’ambiente Jacqueline McGlade - il quadro in realtà è migliore, perchè i

dati raccolti non corrispondono ad una situazione reale e comparabile con tutti

gli altri paesi europei”. In base alla direttiva Ue - dice McGlade - il paese sceglie

le spiagge su cui effettuare i suoi rilevamenti. Nel 2008, “l’Italia ha scelto

invece di fare una mappatura di tutte le sue coste comprese le spiagge presso i

centri abitati, i siti industriale, le foci di fiumi e gli scarichi dei depuratori. Per il

2009 - dice - dobbiamo quindi verificare con gli italiani il metodo e il numero di

spiagge”. La responsabile dell’Agenzia europea per l’ambiente è apparsa più

preoccupa per quanto riguarda la qualità delle acque dolci interne. In Italia la

percentuale dei criteri di qualità minimi nel 2008 sono stati rispettati nel 65,8%

dei casi (65,6% nel 2007), e chiuse 251 zone di balneazione tra corsi e bacini

d’acqua. Preoccupa anche la situazione nelle acque alpine in Francia e in Italia

a causa del basso livello delle piogge. Quale dovrebbe essere la priorità per

l’Italia su questo fronte? Per McGlade “è molto buono il lavoro che realizza

l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ma ora - dice

- è il momento delle priorità e la prima deve essere quella delle acque interne”.

L’Italia comunque - tiene a sottolineare McGlade- “in Europa è nel plotone di

testa dei paesi dove le acque sono più blu”. I cittadini italiani ed europei possono

controllare la qualità delle zone di balneazione costiere e di acqua dolce

nel loro luogo di residenza o nei luoghi di vacanza navigando sul web. Si può

così scoprire che spiagge e acque dolci vietate alla balneazione si trovano nella

grande maggioranza delle regioni italiane: dalla Lombardia al Veneto, dalle

Marche, nel Lazio e in Abruzzo, anche se è in Campania che si concentra il numero

maggiore. Queste aree vietate si trovano soprattutto vicino a siti industriali e

alle foci dei canali. Sono invece migliaia le zone in tutte le regioni in cui svetta

bandiera blu. Per scoprirle digitare: www.ec.eu/environment/water/water-bathing/report

2009.html.

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